Proviamo allora a conoscerlo un po’ meglio e capire che cosa può fare per le famiglie in difficoltà.
Che cos’è il coordinatore genitoriale
Il coordinatore genitoriale (parenting coordinator) è una figura professionale, generalmente uno psicologo, un mediatore familiare o un avvocato con specifica formazione, che viene incaricata di aiutare i genitori separati o divorziati ad attuare concretamente le decisioni relative ai figli, prevenendo o gestendo i conflitti che inevitabilmente sorgono nella vita di tutti i giorni. Non si tratta di un giudice né di un arbitro: il coordinatore non decide infatti sull’affidamento o sul mantenimento economico dei figli, ma lavora “sul campo”, intervenendo su questioni operative come la gestione del calendario, la comunicazione tra i genitori, la definizione di regole comuni su scuola, salute e tempo libero.
Il modello nasce nei paesi di common law, in particolare negli Stati Uniti e in Canada, come risposta ai casi di separazione ad alta conflittualità in cui i genitori tornano ripetutamente davanti al giudice per questioni minori, con costi elevati e un forte impatto negativo sui figli. In Italia la figura si sta diffondendo grazie a protocolli sperimentali adottati da alcuni tribunali e all’iniziativa di coppie che, con l’assistenza dei rispettivi legali, scelgono di inserire questa modalità di gestione del conflitto nell’accordo di separazione o divorzio.
Quando interviene: i casi di alta conflittualità
Il coordinatore genitoriale non è pensato per tutte le separazioni, ma per quelle situazioni — spesso definite di “alta conflittualità” — in cui, nonostante un provvedimento di separazione giudiziale o un accordo di divorzio congiunto, i genitori continuano a scontrarsi su ogni dettaglio organizzativo. Tipicamente si ricorre a questa figura quando:
- i genitori non riescono a comunicare direttamente senza che ogni scambio degeneri in conflitto;
- vengono depositati ricorsi ripetuti al tribunale per questioni pratiche già regolate dal provvedimento di affidamento;
- uno o entrambi i genitori tendono a non rispettare gli accordi su calendario, vacanze o attività extrascolastiche dei figli;
- è già stato disposto un affidamento super esclusivo o comunque un regime di affidamento particolarmente conflittuale;
- i figli manifestano disagio a causa della tensione costante tra i genitori.
Le differenze tra coordinatore genitoriale, mediatore familiare e CTU
È fondamentale non confondere il coordinatore genitoriale con altre figure che intervengono nelle vicende di separazione e divorzio, perché operano in fasi e con finalità diverse.
Il mediatore familiare interviene solitamente prima o durante il procedimento di separazione, con l’obiettivo di aiutare la coppia a raggiungere un accordo complessivo (affidamento, mantenimento, casa familiare). Il suo intervento è tendenzialmente circoscritto nel tempo e mira alla definizione dell’accordo, non alla sua gestione quotidiana nel tempo.
Il CTU (consulente tecnico d’ufficio), nominato dal giudice nell’ambito del procedimento, ha il compito di fornire una valutazione tecnica — spesso sulle capacità genitoriali o sull’idoneità di un determinato regime di affidamento — che confluisce nella decisione del tribunale. Il suo mandato si esaurisce con il deposito della relazione peritale.
Il coordinatore genitoriale, invece, interviene dopo che il provvedimento di separazione o divorzio è già stato emesso o l’accordo già raggiunto, con un incarico che può durare mesi o anni, proprio per accompagnare i genitori nell’attuazione concreta di quanto stabilito, riducendo il bisogno di tornare continuamente davanti al giudice.
Come si nomina e come funziona il percorso
In assenza di una disciplina legislativa organica, la nomina del coordinatore genitoriale avviene generalmente in due modi. Il primo è su base consensuale: i genitori, con l’assistenza dei propri avvocati, individuano il professionista e ne definiscono compiti, durata dell’incarico e modalità di pagamento all’interno dell’accordo di separazione consensuale o di divorzio congiunto. Il secondo è su impulso del giudice, che nei tribunali dove esistono protocolli specifici può suggerire o disporre il ricorso a questa figura nell’ambito di un procedimento di separazione giudiziale, in particolare quando emergono elementi di forte conflittualità dalla documentazione o dalla CTU già svolta.
Una volta incaricato, il coordinatore genitoriale incontra periodicamente i genitori (insieme o separatamente), stabilisce protocolli di comunicazione, aiuta a redigere un calendario dettagliato e interviene tempestivamente quando sorgono controversie operative, evitando che piccoli disaccordi si trasformino in nuovi contenziosi giudiziari.
I poteri e i limiti del coordinatore genitoriale
È importante avere chiaro cosa il coordinatore genitoriale può e non può fare. Non ha il potere di modificare l’affidamento dei figli, l’assegnazione della casa familiare o l’ammontare dell’assegno di mantenimento: si tratta di materie che restano di competenza esclusiva del giudice o dell’accordo tra le parti, eventualmente formalizzato con l’assistenza di un avvocato divorzista. Il coordinatore genitoriale può invece essere autorizzato, nei limiti previsti dall’incarico, a indicare soluzioni pratiche su questioni operative minori, riportando eventualmente al giudice le situazioni di inadempimento più gravi o persistenti.
Vantaggi per i genitori e per i figli
I principali vantaggi di questo percorso riguardano sia i genitori sia, soprattutto, i figli minori. Per i genitori si traduce in una significativa riduzione dei costi legali e dei tempi legati a nuovi ricorsi giudiziari, oltre che in un supporto professionale continuo nella gestione delle criticità quotidiane. Per i figli, l’effetto più importante è la riduzione dell’esposizione al conflitto genitoriale, un fattore che la letteratura psicologica individua costantemente come uno dei principali elementi di disagio nei minori coinvolti in separazioni e divorzi.
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Domande frequenti
Il coordinatore genitoriale è previsto da una legge italiana?
In Italia non esiste ancora una legge nazionale che disciplini in modo organico la figura del coordinatore genitoriale. La prassi si è sviluppata soprattutto grazie ai protocolli adottati da alcuni tribunali e all’iniziativa delle parti, che possono nominarlo su base convenzionale o su indicazione del giudice nell’ambito di separazione, divorzio o affidamento dei figli.
Quanto costa un coordinatore genitoriale?
I costi variano in base alla durata dell’incarico, al numero di incontri necessari e alla tariffa del professionista incaricato. Solitamente le spese sono suddivise tra i due genitori, in proporzione ai rispettivi redditi o in parti uguali, secondo quanto stabilito nell’accordo o nel provvedimento del giudice.
Il coordinatore genitoriale sostituisce l’avvocato?
No. Il coordinatore genitoriale lavora sulla gestione pratica del conflitto quotidiano tra i genitori, mentre l’avvocato tutela gli interessi giuridici del proprio assistito nel procedimento di separazione, divorzio o affidamento. Le due figure operano su piani distinti e complementari, ed è per questo consigliabile affrontare il percorso con l’assistenza di un avvocato divorzista di fiducia.