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Home » Civile » Responsabilità » Perizia medico legale per errore medico [Guida completa]

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Perizia medico legale per errore medico [Guida completa]

Avv. Beatrice Bellato consulenzalegaleitalia.it Perizia medico legale per errore medico [Guida completa]
perizia medico legale
Avv. Beatrice Bellato

Quando si sospetta di aver subito un errore medico, la perizia medico legale è lo strumento fondamentale per trasformare un dubbio in una certezza documentata e scientificamente provata. Non è dunque un mero certificato o un parere generico, ma una valutazione tecnica approfondita che può fare la differenza tra ottenere giustizia e vedere respinta la propria richiesta di risarcimento.

In questa guida vedremo insieme cos’è una perizia medico legale, quando serve, come funziona e quanto costa, fornendo tutte le informazioni necessarie per affrontare un percorso di tutela dei propri diritti con consapevolezza.

Cosa si intende per perizia medico legale?

bannerLa perizia medico legale è una valutazione tecnica redatta da un medico specializzato in medicina legale che ha lo scopo di accertare l’esistenza di un nesso causale tra una prestazione sanitaria e il danno subito dal paziente. Quando si parla di errore medico, il medico legale deve stabilire tre elementi fondamentali. Il primo è se effettivamente si sia verificato un errore nella condotta del medico o della struttura sanitaria. Il secondo è se questo errore abbia causato un danno alla salute del paziente. Il terzo, forse il più delicato, è quantificare questo danno in termini percentuali e economici, seguendo le tabelle previste dalla legge.

La perizia serve a dare una veste scientifica e giuridica a ciò che potrebbe essere solo un sospetto. Non basta infatti affermare che qualcosa è andato storto durante un intervento o che le cure ricevute non hanno funzionato. Occorre invece dimostrare con rigore tecnico che la condotta del sanitario si è discostata dalle linee guida o dalle buone pratiche clinico-assistenziali previste dalla Legge Gelli-Bianco, la norma che regola la responsabilità sanitaria in Italia.

Il medico legale è un professionista che unisce competenze mediche e giuridiche, colui che analizza tutta la documentazione clinica disponibile, esamina le cartelle cliniche, studia gli esami diagnostici eseguiti, confronta le scelte terapeutiche adottate con quelle che la scienza medica riconosce come standard di cura appropriati per quel caso specifico. Il risultato di questo lavoro è una relazione tecnica dettagliata che spiega cosa è successo, perché è successo e quali conseguenze ha prodotto sulla salute e sulla vita del paziente.

La differenza tra CTP e CTU

Nel mondo delle perizie medico legali ci sono due figure che spesso vengono confuse ma che hanno ruoli molto diversi. Il Consulente Tecnico di Parte (CTP) è il medico legale scelto direttamente dal paziente o dal suo avvocato. Agisce nell’interesse esclusivo del cliente che lo ha nominato e il suo compito è dimostrare la fondatezza della richiesta di risarcimento. La sua perizia serve a costruire le basi tecniche della domanda e a contrastare le valutazioni della controparte.

Il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) è invece nominato direttamente dal giudice durante un procedimento giudiziario. Agisce come ausiliario imparziale del tribunale e ha il dovere di fornire valutazioni oggettive e neutrali. La legge gli impone di prestare giuramento e non può rifiutare l’incarico senza una giustificazione valida. Le sue conclusioni hanno un peso probatorio enorme nel processo, tanto che nella maggior parte dei casi il giudice segue le indicazioni del CTU nella sentenza finale.

L’affidamento della consulenza tecnica

La Legge Gelli-Bianco ha stabilito che nei procedimenti civili e penali riguardanti la responsabilità sanitaria, la consulenza tecnica deve essere affidata non solo a un medico legale ma anche a uno o più specialisti nella disciplina oggetto del contendere. Questo significa che se il caso riguarda un presunto errore chirurgico, il collegio peritale dovrà comprendere un medico legale e un chirurgo specialista. Se si tratta di un errore diagnostico in campo oncologico, servirà un oncologo. Una previsione che garantisce che le valutazioni tecniche siano sempre compiute da veri esperti della materia specifica.

La differenza fondamentale sta nell’approccio. Il CTP lavora per dimostrare la tesi del proprio assistito, selezionando e valorizzando gli elementi a favore della richiesta di risarcimento. Il CTU deve invece mantenere un equilibrio perfetto, valutando con pari attenzione sia gli elementi a carico che quelli a discarico. Entrambe le figure sono essenziali nel contenzioso medico legale e spesso lavorano in contraddittorio, confrontandosi sulle valutazioni tecniche durante le operazioni peritali.

Quando serve una perizia di parte

La perizia medico legale di parte serve in tutti i casi in cui si voglia avviare una richiesta di risarcimento per errore medico. Non è possibile presentarsi davanti a una compagnia assicuratrice o in tribunale dicendo semplicemente di aver subito un danno. Occorre provarlo con una documentazione tecnica solida e scientificamente inoppugnabile. Senza una perizia di parte, la richiesta rischia di essere respinta o sottovalutata fin dall’inizio.

Il momento giusto per richiedere una perizia è dopo aver raccolto tutta la documentazione sanitaria relativa al caso. Questo significa aver ottenuto la cartella clinica completa dalla struttura dove si è stati curati, tutti i referti degli esami eseguiti, le relazioni di eventuali visite specialistiche successive, la documentazione fotografica se pertinente. Il medico legale ha bisogno di vedere l’intero percorso di cura per poter formulare un giudizio tecnico attendibile.

È importante che il quadro clinico si sia stabilizzato prima di procedere con la perizia definitiva. Quando le conseguenze dell’errore sono ancora in evoluzione, è difficile quantificare il danno permanente. In alcuni casi può essere utile una perizia preliminare che stabilisca già la sussistenza dell’errore e del nesso causale, rinviando a un momento successivo la quantificazione definitiva del danno una volta che tutte le conseguenze si siano manifestate.

La fase stragiudiziale

La perizia di parte è fondamentale soprattutto nella fase stragiudiziale, quella che precede l’eventuale causa. Quando si presenta una richiesta di risarcimento alla compagnia assicuratrice della struttura sanitaria, allegare una perizia medico legale ben fatta aumenta enormemente le probabilità di ottenere un accordo senza dover arrivare in tribunale. Le compagnie sanno riconoscere una perizia seria da una superficiale e sono più disposte a trattare quando si trovano di fronte a una valutazione tecnica ineccepibile.

Anche nell’Accertamento Tecnico Preventivo previsto dall’art. 696-bis del codice di procedura civile, avere già una perizia di parte è strategicamente importante. Il CTP potrà assistere il consulente nominato dal giudice durante tutte le operazioni peritali, presentare osservazioni tecniche, proporre approfondimenti, segnalare eventuali criticità nella ricostruzione dei fatti. Senza una preparazione tecnica adeguata, questo ruolo di controllo e stimolo risulterebbe impossibile.

Come viene svolta la perizia

Il processo di elaborazione di una perizia medico legale segue una metodologia rigorosa che il professionista deve rispettare per garantire l’attendibilità scientifica del risultato. La prima fase consiste nell’analisi approfondita di tutta la documentazione sanitaria disponibile. Il medico legale studia la cartella clinica pagina per pagina, verifica la completezza delle annotazioni, controlla che tutti i consensi informati siano stati acquisiti correttamente, esamina se le prescrizioni terapeutiche fossero appropriate.

Successivamente viene eseguita la visita medico legale del paziente. Durante questo incontro, che può durare anche diverse ore nei casi complessi, il medico legale raccoglie l’anamnesi completa, ascolta il racconto diretto del paziente su come si sono svolti i fatti, esegue un esame obiettivo accurato per valutare le condizioni attuali, documenta fotograficamente eventuali postumi visibili. Una fase del colloquio diretto che è fondamentale perché permette di comprendere aspetti che la sola documentazione cartacea non può trasmettere.

Il medico legale deve poi confrontare quanto emerge dalla documentazione e dalla visita con le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali riconosciute dalla comunità scientifica. Questo è il punto centrale della valutazione tecnica. Si tratta di stabilire se la condotta del sanitario rientrava negli standard di cura accettabili per quel tipo di patologia e in quel contesto specifico, oppure se si è discostata in modo significativo da quanto la scienza medica riconosce come corretto.

Il nesso di causalità e la quantificazione del danno

Particolare attenzione viene dedicata al nesso di causalità, cioè al legame tra la condotta del medico e il danno subito dal paziente. Non basta dimostrare che c’è stato un errore e che c’è stato un danno. Occorre provare che proprio quell’errore ha causato quel danno. In medicina legale si ragiona secondo il criterio del “più probabile che non”, diverso dal “oltre ogni ragionevole dubbio” richiesto in sede penale. Questo significa che il medico legale deve stabilire se, sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili, è più probabile che il danno sia conseguenza dell’errore piuttosto che di altre cause.

La quantificazione del danno avviene invece seguendo le tabelle previste dalla legge. Il danno biologico viene espresso in termini percentuali di invalidità permanente, applicando i criteri delle tabelle di Milano per i danni micropermanenti fino al nove percento, oppure le tabelle previste dal Decreto del Presidente della Repubblica per le invalidità superiori. A questa valutazione si aggiungono il danno morale per la sofferenza psichica patita, il danno esistenziale se la lesione ha compromesso aspetti fondamentali della vita di relazione, il danno patrimoniale per le spese sostenute e i guadagni persi.

Quanto costa una perizia medico legale

Il costo di una perizia medico legale varia significativamente in base alla complessità del caso e all’entità dei danni da valutare. Per casi di bassa complessità, dove il danno è contenuto entro il nove percento di invalidità, l’investimento richiesto si colloca generalmente tra i 300 e i 1500 euro. Si tratta di situazioni relativamente semplici che richiedono un esame della documentazione non particolarmente approfondito e una relazione tecnica di lunghezza contenuta.

Quando si passa a casi di media o alta complessità, con invalidità significative che richiedono valutazioni più articolate e l’esame di documentazione clinica voluminosa, i costi partono da 1000 euro e possono arrivare fino a 10000 euro. I casi richiedono un lavoro molto più lungo e approfondito da parte del medico legale, che deve spesso consultare anche la letteratura scientifica specifica, confrontarsi con specialisti di settore, elaborare calcoli complessi per la quantificazione dei vari capitoli di danno.

Le controversie specializzate in tema di errore medico, che rappresentano il nucleo della responsabilità sanitaria, richiedono un focus altamente approfondito e multidisciplinare. I costi di partenza sono di circa 2000 euro ma possono aumentare sensibilmente, arrivando a superare i 15000 euro nelle situazioni più gravi e complesse. 

È importante comprendere che il costo della perizia di parte è un investimento fondamentale, non una spesa fine a se stessa. Una perizia ben fatta aumenta enormemente le probabilità di successo della richiesta di risarcimento. Nella maggior parte dei casi, quando si ottiene il risarcimento, le spese anticipate per la perizia vengono rimborsate come parte del danno patrimoniale riconosciuto. Il rischio di sostenere questo costo definitivamente esiste solo se la richiesta viene respinta perché priva di fondamento, ma proprio per questo è fondamentale affidarsi a professionisti seri che sappiano valutare preliminarmente se il caso ha possibilità di successo.

Il ruolo del CTP nell’ATP e nel processo

Quando si avvia un Accertamento Tecnico Preventivo presso il tribunale, il Consulente Tecnico di Parte assume un ruolo fondamentale di controllo e stimolo durante tutte le operazioni peritali. Il CTU nominato dal giudice convoca le parti per le operazioni, che si svolgono generalmente presso il suo studio professionale o presso la struttura sanitaria coinvolta. Durante questi incontri, che possono essere anche numerosi nei casi complessi, il CTP deve essere sempre presente per tutelare gli interessi del proprio assistito.

Il CTP ha il diritto e il dovere di partecipare alla visita del paziente effettuata dal CTU, di assistere all’esame della documentazione, di formulare osservazioni tecniche su quanto emerge dall’istruttoria. Se ritiene che il CTU stia trascurando elementi importanti o stia interpretando i fatti in modo non corretto, può e deve segnalarlo formalmente, chiedendo che vengano disposti ulteriori accertamenti o che vengano approfonditi aspetti specifici.

Il rafforzamento del ruolo del CTP

La Legge Gelli-Bianco ha rafforzato il ruolo del CTP stabilendo che il giudice deve nominare un collegio peritale composto da un medico legale e da uno o più specialisti. Questo significa che nelle operazioni peritali possono essere presenti anche tre o quattro consulenti tecnici d’ufficio oltre ai CTP delle varie parti. Il confronto tecnico si svolge in contraddittorio, con discussioni anche accese su questioni medico-scientifiche complesse, interpretazioni di linee guida, valutazioni di appropriatezza delle scelte terapeutiche.

Il CTP può depositare memorie tecniche scritte nelle quali espone le proprie valutazioni, contesta le conclusioni prospettate dal CTU se le ritiene errate, propone un’interpretazione alternativa dei fatti supportata da riferimenti alla letteratura scientifica. Le memorie entrano a far parte del fascicolo processuale e il giudice deve tenerne conto nella formazione del proprio convincimento. Non è raro che il giudice, di fronte a contestazioni tecniche fondate, inviti il CTU a integrare la propria relazione su punti specifici.

Anche nel giudizio di merito che eventualmente segue l’ATP, se la conciliazione non va a buon fine, il CTP continua ad avere un ruolo importante. La perizia svolta in sede di ATP viene acquisita agli atti e costituisce uno degli elementi di prova principali. Il CTP può chiedere l’audizione del CTU in udienza per chiarimenti, può proporre una consulenza tecnica integrativa se emergono elementi nuovi, può controinterrogare gli eventuali testimoni su aspetti tecnici. La sua presenza garantisce che la parte tecnica della causa venga seguita con la necessaria competenza specialistica.

Come scegliere il medico legale giusto

La scelta del medico legale è forse l’aspetto più delicato dell’intero percorso verso il risarcimento. Non tutti i medici legali hanno la stessa esperienza e competenza nell’ambito della responsabilità sanitaria, che è un settore altamente specializzato con regole e dinamiche peculiari. Il primo criterio da considerare è la specializzazione effettiva del professionista. Occorre verificare che abbia esperienza specifica in casi di malasanità e non si limiti ad attività di medicina legale previdenziale o assicurativa generica.

È fondamentale che il medico legale abbia dimestichezza con la branca medica coinvolta nel caso specifico. Se si tratta di un errore chirurgico ortopedico, serve un medico legale che conosca bene la traumatologia e abbia già gestito casi simili. Per un errore diagnostico oncologico, serve qualcuno che abbia esperienza nel campo delle patologie neoplastiche e dei protocolli terapeutici oncologici. La medicina è vastissima e nessun medico legale può essere esperto di tutto, per questo è importante trovare il professionista con il background più adatto al caso specifico.

Esperienza e reputazione

L’esperienza processuale è un altro elemento determinante. Un medico legale che lavora prevalentemente in ambito stragiudiziale potrebbe non avere la dimestichezza necessaria con le dinamiche del processo, con la gestione delle operazioni peritali in contraddittorio, con la stesura di memorie tecniche difensive efficaci. Viceversa, un professionista abituato a operare come CTP nei tribunali saprà meglio come costruire una perizia che regga al confronto dialettico con la controparte e con il CTU.

La reputazione professionale del medico legale nell’ambiente forense è un indicatore importante. Gli avvocati specializzati in responsabilità sanitaria conoscono bene i medici legali più preparati e affidabili, quelli le cui perizie vengono prese sul serio dalle controparti e dai giudici. Affidarsi alle indicazioni del proprio avvocato di fiducia è generalmente la scelta più sicura, perché l’avvocato ha interesse a collaborare con professionisti competenti che aumentino le probabilità di successo della causa.

Non bisogna farsi influenzare solo dal costo della prestazione. Un medico legale che chiede un compenso più alto ma produce una perizia ineccepibile rappresenta un investimento migliore rispetto a un professionista che costa meno ma produce un lavoro superficiale o con errori tecnici che comprometterebbero l’intera richiesta di risarcimento. La qualità della perizia medico legale è l’elemento che più di ogni altro determina l’esito finale della vertenza per errore medico.

La perizia e la Legge Gelli-Bianco

La Legge Gelli-Bianco ha introdotto importanti novità che hanno modificato profondamente l’approccio alla perizia medico legale in ambito di responsabilità sanitaria. L’articolo sette di questa legge ha chiarito che il medico dipendente risponde nei confronti del paziente a titolo di responsabilità extracontrattuale, mentre la struttura sanitaria risponde in via contrattuale. Una distinzione che ha ricadute importanti sul tipo di accertamento che il medico legale deve compiere.

Per dimostrare la responsabilità extracontrattuale del medico, il paziente deve provare la colpa specifica del sanitario, il nesso causale tra la condotta e il danno, l’ingiustizia del danno subito. L’onere probatorio è molto più gravoso rispetto alla responsabilità contrattuale della struttura, dove basta dimostrare l’inadempimento dell’obbligazione assunta con il ricovero. Il medico legale deve quindi costruire la perizia in modo da fornire tutti gli elementi probatori necessari secondo il regime di responsabilità applicabile.

Il concetto di colpa lieve

L’art. 5 della Legge Gelli-Bianco ha poi introdotto il concetto di colpa lieve per imperizia come causa di non punibilità del sanitario quando questi ha rispettato le linee guida e le buone pratiche accreditate. Questo significa che il medico legale deve verificare con particolare attenzione se il sanitario si sia attenuto o meno alle raccomandazioni scientifiche riconosciute. Se ha seguito le linee guida appropriate al caso, anche in presenza di un esito negativo, potrebbe non configurarsi una responsabilità penale, mentre potrebbe comunque sussistere quella civile se la condotta presenta profili di negligenza o imprudenza.

La perizia medico legale deve quindi essere molto precisa nell’individuare la natura della colpa eventualmente riscontrata. Distinguere tra imperizia, negligenza e imprudenza non è un esercizio teorico ma ha conseguenze pratiche importantissime. L’imperizia consiste nella mancanza della preparazione tecnica necessaria, la negligenza nella trascuratezza nell’esecuzione dell’atto medico, l’imprudenza nella mancanza di previdenza e prevedibilità delle conseguenze. Solo la colpa lieve per imperizia con rispetto delle linee guida beneficia della causa di non punibilità penale.

La Legge Gelli-Bianco ha anche reso obbligatorio il tentativo di conciliazione attraverso la mediazione o l’ATP prima di poter instaurare una causa per responsabilità sanitaria. Questo ha aumentato l’importanza della perizia di parte nella fase preliminare, perché è su questa base tecnica che si svolge il confronto conciliativo. Una perizia solida e incontrovertibile nelle sue conclusioni aumenta enormemente la possibilità di ottenere un accordo favorevole già in sede di ATP, evitando i tempi e i costi di un giudizio di merito che può durare anni.

Richiedi una consulenza legale

La perizia medico legale rappresenta lo strumento tecnico indispensabile per far valere i propri diritti in caso di errore medico. Senza una valutazione scientifica rigorosa che dimostri l’esistenza dell’errore, del nesso causale e del danno, qualsiasi richiesta di risarcimento è destinata a rimanere una semplice pretesa priva di fondamento giuridico. Investire in una perizia di qualità, affidarsi a professionisti esperti e competenti, è la premessa necessaria per ottenere giustizia e il ristoro economico che spetta di diritto a chi ha subito un danno per colpa altrui.

Se ritieni di essere stato vittima di un errore medico, il primo passo è raccogliere tutta la documentazione sanitaria relativa al caso, richiedendo formalmente la cartella clinica alla struttura dove sei stato curato. Con questa documentazione potrai rivolgerti a un avvocato specializzato in responsabilità sanitaria che valuterà la sussistenza dei presupposti per procedere. Solo dopo questa valutazione preliminare potrai incaricare un medico legale di fiducia di elaborare la perizia tecnica che costituirà la base della tua richiesta di risarcimento.

Non lasciarti scoraggiare dalla complessità del percorso. La legge italiana tutela i diritti dei pazienti che subiscono danni da trattamenti sanitari inadeguati e prevede strumenti efficaci per ottenere il giusto ristoro. Con l’assistenza di professionisti competenti, la maggior parte dei casi fondati ottiene un riconoscimento, sia in via stragiudiziale che giudiziale. La perizia medico legale è la chiave che apre la porta verso la giustizia e il risarcimento che ti spetta.

Per saperne di più e richiedere una prima consulenza, puoi contattarci qui.

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